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Sabato, 15 Dic 2018

L'iconografo

Se l’iconografo fa una personale esperienza spirituale dell’originale che rappresenta allora egli non solo ne copia e ne riproduce il modello.


«Se il pittore d’icone non ha saputo rivivere ciò che ha rappresentato, se pur avendo rispettato l’originale non ha attinto la realtà rappresentata; pur essendo coscienzioso e sforzandosi al massimo di riprodurre sulla sua copia i caratteri esterni dell’originale, come spesso avviene, non è giunto a possedere l’icona nel suo complesso; smarrendosi fra i trattini e le pennellate, confusamente riproduce il fondamento. Viceversa se attraverso l’originale gli si è rivelata la realtà spirituale rappresentata ed egli, benché di riporto, l’ha vista con sufficiente chiarezza, allora veramente grazie alla viva realtà dell’uomo vivente emergono dei punti di vista personali e si evita la calligrafica fedeltà all’originale» (Pavel Florenskij, Le porte regali. Saggio sull’icona (=Piccola Biblioteca 44), Adelphi, Milano 1977, 72).

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